Cento scatti di Steve McCurry in mostra a Palermo

Sabato 14 ottobre 2016 al Museo di Arte Moderna Gam è stata inaugurata la mostra di Steve McCurry denominata "ICONS".

Sino al 16 febbraio 2017 sarà possibile ammirare cento scatti tra i più significativi di uno dei fotografi più apprezzati e conosciuti al mondo.

Impossibile rimanere indifferenti davanti all'intensità degli sguardi di uomini, donne e bambini, esposti nella prima sala, appartenenti a diverse etnie, che McCurry ha immortalato nel corso di 40 anni di viaggi attraverso i cinque continenti.

Il ritratto più famoso di McCurry, “Ragazza afgana” scattato nel campo profughi vicino a Peshawar in Pakistan nel 1984, è stato definito come la fotografia più riconoscibile nel mondo.

Gli occhi verdi di quel volto, disarmanti e pieni di umanità, l’espressione di paura, sono diventati il simbolo del conflitto che dilaniava l’Afghanistan. Nel 1985 il volto della "ragazza afghana" diventa la copertina del National Geographic e  il simbolo delle sofferenze del popolo afgano.

Nel gennaio 2002 il National Geographic e lo stesso McCurry, organizzano una spedizione, quasi impossibile, al confine tra Pakistan e Afghanistan alla ricerca della "The Afghan Girl" con lo scopo di ritrovare ed identificare la ragazza che aveva reso ancora più celebre il fotografo in tutto il mondo.

Il ritrovamento e l’identificazione non facile, dopo alcuni mesi di ricerche, ha svelato al fotografo ed al mondo il nome di quel volto.

Sharbat Gula per 17 anni era stata ignara della fama conquistata nel mondo dalla sua immagine, e nel frattempo niente aveva cambiato la sua condizione umana,  segnata da anni di sofferenze e di miseria dovute alle guerre che ancora oggi imperversano in quei territori.

Questa operazione di ricerca della National Geographic produsse nel 2003, il documentario "Search for the Afghan Girl" che viene proiettato in una sala  della mostra.

A Steve McCurry il merito indiscusso di aver  immortalato un'umanità che pur vivendo e  in condizioni di estrema difficoltà per guerre, povertà, calamità naturali, nei luoghi più lontani e isolati del pianeta, non perde mai la   fierezza e la dignità di “essere umano”.